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Lui & Lei

La signora Paola ( cap 3)


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
14.02.2026    |    2.132    |    4 9.8
"Paola si lasciò andare sul letto; io rimasi ancora un po’ fermo prima di sdraiarmi di fianco a lei..."
Nei tre giorni successivi non accadde nulla, un po’ per i nostri impegni di lavoro e un po’ perché Valentina era a casa. Gli incontri con Paola si limitavano al caffè o a due chiacchiere sul pianerottolo.

Alle otto del mattino del quarto giorno bussò alla mia porta. Mi ero svegliato da poco ed ero ancora mezzo addormentato; lei, invece, era col fiato corto e tutta sudata. La cosa non mi sorprese: non avrebbe mai potuto avere un fisico così tonico alla sua età senza fare attività.

La feci entrare e preparai il caffè; mentre mettevo su la moka, scacciai dalla testa il pensiero che mi era appena venuto in mente: “anche sudata e vestita con quella tuta fa un sangue della madonna”.

Prendemmo il caffè parlando delle solite cose: il tempo insolitamente caldo per il periodo e la vicina che aveva preso il Covid. Quando mi alzai per lavare le tazzine, mi disse:

“Sai, oggi Vale sarà via tutto il giorno…”

Mi voltai e la vidi in piedi senza la tuta: indossava solo l’intimo, una maglietta bianca zuppa di sudore e un paio di calzini. Rimasi a guardarla e, quando mi avvicinai, l’odore pungente di sudore era molto più marcato.

“Sai, mi sono sposata il 10 agosto. Quel giorno faceva un caldo assurdo, non immagini neanche quanto ho sudato. L’emozione dell’evento di certo non ha aiutato… Quando quella sera andammo a letto, puzzavo da fare schifo. Andai a lavarmi, ma mio marito disse: ‘Amore mio, ti voglio così.’ E lì ho capito che se una persona ti desidera davvero, non serve essere pulite, truccate e profumate: saresti desiderata anche se ti cospargessi di letame. Non è una questione di feticismo, ma di complicità… La complicità è tutto. Mio marito aveva la durata di un mortaretto, ma con la complicità che c’era tra noi avevamo una vita sessuale stupenda.”

Mi avvicinai e, tirandola a me, la baciai.

“Bravo… piano, piano così… fammi vedere quanto mi desideri.”

La baciai sul collo e le mordicchiai l’orecchio. Il suo odore era davvero forte, quasi rancido; la sua pelle era come unta e, man mano che scendevo verso la sua intimità, diventava sempre più pungente. Ma non provavo disgusto; anzi, un istinto animalesco si faceva strada dentro di me. Mentre le palpavo il seno ancora coperto dalla maglietta, aumentai il ritmo.

“Lo sapevo che ti sarebbe piaciuta la mia sorpresa. Non mi lavo e non mi cambio l’intimo dal nostro ultimo incontro, e tu invece di scappare mi desideri ancora di più.”

Disse quelle parole come se avessi fatto qualcosa di incredibile.

“Mhmmm, ora però vai piano, non è il momento di correre… prima devi imparare a camminare.”

Mi accarezzò la testa, incitandomi a continuare come mi aveva insegnato. Con calma e metodo, giunto sul suo pube, l’odore era fortissimo. Ci affondai il viso e feci la stessa cosa che avevamo fatto a letto qualche giorno prima, solo che questa volta eravamo da me, sul tavolo della cucina. La feci arrivare al culmine del piacere e per poco non arrivai pure io, sebbene il mio membro non fosse stato sfiorato; ero preso da quello che avevo appena provato.

La presi per mano e andammo sul letto, ricominciando tutto da capo. Quel sapore e quell’odore erano diventati una droga. Soddisfatta ma ancora eccitata, si distese a cavalcioni sulle mie gambe e cominciò a stimolarmi; non era la classica stimolazione, come sempre riusciva a darmi il massimo delle sensazioni solo sfiorandomi.

“Che c’è, non sono abbastanza brava?”

Mi accarezzò i testicoli e ebbi l’istinto di prenderla, girarla e penetrarla.

“Stai calmo… lo so che hai voglia… ma devi imparare a camminare prima di correre… te l’ho già detto.”

Si chinò e iniziò a baciarlo. Ogni volta che le sue labbra mi toccavano sembrava di ricevere una scossa. Faticai non poco a dominarmi: una parte di me voleva ancora prenderla lì seduta stante, ma allo stesso tempo quel modo di fare era incredibilmente bello. Essere sempre lì, sul punto di godere, mi stava donando sensazioni fantastiche mai provate. Sospirai quando la sua lingua pennellò con precisione chirurgica determinati punti.

Quando la vidi mettersi sopra il mio pene eretto, come un totem, fui sul punto di arrivare: tanta era la voglia che avevo in quel momento. Lo prese in mano per centrarlo bene e scese con lentezza infinita. Sentii le sue grandi labbra allargarsi per far strada alla mia cappella pulsante. Paola fece un sorriso di soddisfazione, pensavo fosse un buon segno… come dire: “finalmente è arrivato il momento”. Ma improvvisamente si scansò: un fiotto di sperma le sporcò il pube rigoglioso. Ero arrivato.

“Lo sapevo… te lo avevo detto di non correre…”

Non lo disse con tono di rimprovero o per prendermi in giro, ma con dolcezza. Io mi sentivo frustrato; neanche quando avevo sedici anni ed ero alle prime armi mi era mai successa una cosa del genere. Visibilmente in imbarazzo, mi misi a sedere.

“Sono mortificato, mi dispiace.”
Lei mi baciò sulle labbra:
“Ti devi fidare di me… vedrai che la prossima volta andrà meglio. Detto questo, sono lusingata… vuol dire che sono ancora desiderata come una ragazzina.”

Mi baciò con passione e si accoccolò vicino a me, accarezzandomi. Ma nonostante le sue bellissime parole, quella figura di merda diventò un’ossessione. Come era potuto succedere? Lei era sempre lì, distesa di pancia e completamente nuda. Andai sopra di lei e iniziai a farle un massaggio.

“Questo è giocare sporco, però… oh sì!”

Le sussurrai di stare zitta e, dopo averle dato un bacio, ripresi a massaggiarla. Arrivato ai piedi, aggiunsi la lingua alle mani e lei sembrò impazzire.

“Hai dei piedi stupendi… ora chiudi gli occhi e lasciati fare.”

Quando terminai il massaggio, si voltò e mi tirò a sé. Ero di nuovo eccitato, ma non partii in quarta; iniziai a baciarla mentre con una mano esploravo il suo corpo. Giunto tra le sue cosce, iniziai a giocare con le dita come mi aveva insegnato. Iniziò a mugolare di piacere, ma mantenni la calma, attendendo che il mio gioco di dita la portasse il più vicino possibile all’orgasmo. Quando fu sul punto di arrivare, mi fermai; continuai a baciarla e, tirandola a me, feci in modo di andare sotto e lei sopra, esattamente dove avevamo lasciato. Lei mi sorrise.

“Dove eravamo rimasti?”
Io risposi a quella domanda mettendoglielo in mano. Lei annuì e lo portò all’ingresso della sua vagina, gustandosi ogni centimetro e mordendosi un labbro. Dopo averlo infilato tutto, si fermò per poi iniziare a muoversi con movimenti circolari. Vedendo che questa volta non avevo segni di cedimento, iniziò ad andare su e giù senza mai smettere di guardarmi negli occhi.

“Oh sì, che bello… non ricordo neanche l’ultima volta che l’ho fatto.”

Man mano che il suo apice del piacere si avvicinava, aumentava l’affondo delle sue falcate; le strizzai il sedere allargandolo. Dopo un po’ si sdraiò e spalancò le gambe; nei pochi secondi che impiegai a mettermi in posizione, si masturbò. Sentii il rumore che producevano i suoi umori; battei il mio membro sul suo pube peloso ed entrai. Le sollevai le gambe e iniziai a pompare con movimenti lenti. Lei tirò indietro la testa e si strizzò il seno, ansimando:

“Voglio vedere… voglio vedere.”

Senza perdere il ritmo, le passai un cuscino e, tirando pure la testa in avanti, si mise ad osservare mentre il mio membro entrava ed usciva dal suo corpo. Lo tirai fuori e lo strusciai sulla sua peluria umida, per poi infilarlo di nuovo facendoglielo vedere.

“Ohhh, che bello, di nuovo! Fallo di nuovo!”

Io l’accontentai con piacere. Sentire il suo buco accarezzare la mia cappella mi piaceva da morire, e mi piaceva ancora di più l’espressione del suo viso quando lo riceveva. Le tirai un po’ su il sedere, aiutandomi con un altro cuscino. In quella posizione non solo lo sentiva molto di più, ma poteva vederlo meglio. In più, io potei prendere le sue caviglie e leccarle i piedi mentre continuavo a deflorarla.

“Così sì, ti prego, non fermarti, continua sempre così…”

Si mise le mani in faccia cercando di coprirsi la bocca mentre urlava come un’aquila che stava arrivando. Il suo petto e le sue gote diventarono rosse, il suo respiro affannoso. La feci girare mettendola a novanta, spalmai i suoi umori e ricominciai a pompare. In questa posizione sentivo la sua vagina in tutta la sua magnificenza. Lei, ancora stordita e ipersensibile dall’orgasmo appena avuto, sembrava sofferente, ma allo stesso tempo mi incitava e mi diceva di aumentare leggermente il ritmo. Nel frattempo passai il mio dito indice tra il suo sedere fino a quando non mi fermai sul suo buchetto, che sembrava vergine; feci un po’ di pressione e solo a quel punto se ne accorse.

“No… per favore… no, non sono pronta.”

Per un momento pensai di insistere e infilare il dito, ma alla fine abbandonai l’idea… come diceva sempre lei: “tutto a suo tempo.”

Continuai a dedicarmi alla sua patatina, tenendola stretta per le natiche. Il non sentire più la presenza del mio dito la fece di nuovo concentrare sul nostro amplesso e ricominciò a mugolare di piacere. Ora però stavo per arrivare e, come la volta precedente, lei lo capì prima di me.

“Ti prego, non venirmi dentro…”

Lo tenni dentro fino all’ultimo secondo, sfilandolo giusto in tempo per schizzare fuori. Paola si lasciò andare sul letto; io rimasi ancora un po’ fermo prima di sdraiarmi di fianco a lei.
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